Pensiero accoglienza immigrati

“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”

Pensiero accoglienza immigrati

Ho deciso di scrivere un articolo su un tema così profondo che nemmeno tutte le parole, le frasi, le citazioni o le riflessioni del mondo potrebbero mai spiegare. Provate voi a banalizzate in tal modo un argomento più grandi di noi. Io ci sto provando, ma assolutamente nulla di interessante riesce a nascere dalle mie pulite e banali dita che scivolano su questa tastiera. Provate voi a descrivere sensazioni che per fortuna Dio non ci ha mai fatto provare.

Provate, piuttosto, a far estrapolare ad un testimone diretto un pensiero veritiero sul male esistente in questa terra. Sono sicura non ci riuscirete, per il 95% dei casi. Sono uomini privi di sogni ma non di speranze, uomini privi di fondamenta ma non di cemento, uomini privi di emozioni ma non di gratitudine. Uomini che vanno incontro ad una morte quasi certa pur di una vita per sempre incerta.

Fragili creature chiuse in gabbie di lacrime, visi sottili vuoti di ipocrisia, petti sbocciati come fievoli raggi di sole e piccoli aloni di mani sudate. Ho cercato di immedesimarmi in loro, ho fatto ricerche, ho visto cortometraggi, interviste, film e quant’altro e solo così sono riuscita a risalire a una delle mie più strane scoperte: è solo nel profondo silenzio, nell’assoluta incapacità di espressione che mi vive dentro, che ho capito cosa sia o non sia un immigrato, un rifugiato, uno straniero. È nell’impossibilità di immaginazione che sta il fulcro di tutto ciò. Quindi scusate se non riesco a scrivere quanto vorrei, e credetemi, vorrei.

E allora vi racconterò di quando ero piccola e conobbi una bambina di colore. Quando la vidi per la prima volta, la cosa che più mi sorprese fu, tornata a casa, quella di ripensarla e solo allora rendermi conto del suo colore. Con gli anni io e lei crescemmo assieme e molto mi raccontò della sua vita e di quella del padre. Un uomo scappato dalla guerra, che ha avuto il coraggio di evadere da tutto e tutti, ma non dalla sua stessa vita. Un padre opposto al mio, che dinanzi a uomini comuni non vedeva la diversità, ma l’anima.

Col passare del tempo capii cosa volesse dire guerra, cosa volesse dire anima e cosa volesse dire vita. E riflettendoci su, pensavo a quanto fosse assurdo che degli uomini, nati e cresciuti in un luogo, che involontariamente finisci per amare, siano costretti ad abbandonarlo, per andare alla ricerca di un paese migliore. Una sorta di parabola, una sorta di metafora della vita di ogni stupido cristiano, che crede in un Eden, in un Paradiso Terrestre, nonostante non abbia mai vissuto l’Inferno, a differenza loro.

E allora io mi chiedo, chi può dire, chi può sapere, chi può capire cosa voglia significare vivere lontani ma cinti come l’edera a paesi natii che fungono da abbracci? Per poi vivere vicini a posti in cui trovare solo cuori spenti di luce e consacrati al sonno? E allora mi rispondo che: finché quel sonno non avrà scatti, impulsi o movimenti bruschi, l’italiano medio non si sveglierà mai. Togliete i veli, i vostri, non i loro, e se dall’altra parte non siete ancora pronti alle conclusioni dell’amore e della ragione, allora respirate, prendete fiato e nel momento in cui tornate a casa, riflettete su a chi quella casa, il tempo ha deciso non fosse loro necessaria.

E forse finalmente capirete che chiunque viene alla luce, ha il diritto e il dovere di illuminarsi, attraverso essa, alla nuova vita, sebbene affollata da funi strette. Tentate di immedesimarvi nei loro confini, spine e silenzi; nascondigli, fondi e pugni; andate, chiusure, accuse.

Cercate di non chiudere gli occhi per dimenticare finte ragioni, perché i paesi poveri sono solo la somma di scelte sbagliate, sprechi di vita e di mancata salvezza celata dietro disegni di rosari. La loro salvezza sta semplicemente nello scavalcare i cancelli fatti di fredde convinzioni. Trasformiamo il caviale in molliche e finiamo di nasconderci dietro vite-spettacolo. Date loro la possibilità.

Una parola che ancora, per molti di loro, non ha avuto il giusto valore.

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